Monster

Il Ducati Monster nasce dalla matita di Miguel Galluzzi nel 1992, il Monster è speciale e per gli appassionati della casa bolognese, questa moto ne riassume in sé molte, diventando con il passare del tempo una vera e propria “Cult Bike”.

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, il nome non è di radice anglosassone e ci sono varie teorie su di esso tra cui Galluzzi stesso avrebbe, affermato che il nome “monster” deriva dal nome dei pupazzetti che venivano venduti in bustine in edicola all’inizio degli anni ’90.

I suoi figli amavano quei giochini e, quando il padre tornava a casa, lo “assalivano” chiedendogli se avesse preso loro “i monsters, i monsters!” fu allora che Galluzzi decise di firmare il suo progetto con il nome “Monster” in quanto alternativo, strano “un po’ bruttino” ma assolutamente unico nel suo genere.

Altra leggenda narra che il suo nome fu un operaio bolognese a coniarlo, esclamando “Ma l’è proprio un monster!” alla prima vista del grezzo prototipo, dando il nome attuale a questo mito che esiste da più di 25 anni.

È una “custom” nel vero senso della parola, una moto che si può rendere unica e personale con lievi ma accurate modifiche.

È però anche una supersportiva, adatta alla guida al limite sulle strade più importanti della nostra penisola, dove si rivela sempre all’altezza di qualsiasi sfida.

È infine una naked unica e sensazionale, anzi, è la “nuda” per eccellenza, la moto che ha scatenato una vera e propria moda per lo stile “anni Settanta”, che vuole la moto essenziale e grintosa e soprattutto senza carenatura.

Il telaio del Monster deriva direttamente da quello della mitica Ducati 888: si tratta di una struttura multitubolare in acciaio unica nel suo genere, anche se in ultima analisi è molto imitata in quella delle altre case motociclistiche.

Il primo prototipo viene presentato al Salone di Colonia nell’autunno del 1992 con la motorizzazione di 904 cm³ a carburatori di derivazione SuperSport raffreddata ad aria/olio, ovvero il famoso “pompone” (come amavano chiamarlo in fabbrica) e cosi chiamato per le sue eccezionali doti di coppia, monta l’esclusiva distribuzione desmodromica comanda da due cinghie dentate.

Il successo fù immediato e successivamente vennero prodotte altre due motorizzazioni (600/750) fino ai modelli attualmente disponibili.

Grazie al peso contenuto e all’ottima ciclistica, che fornisce il Monster si rivela una difficoltà avversa anche per le più potenti sportive giapponesi.

La gamma Monster è quel mix di minimalismo e prestazioni accoppiato a volumi, che nella vista laterale esaltano una sezione serbatoio/motore possente e proiettata in avanti, per finire con una coda leggera e nervosa.

Una moto che fa di un’apparente incompiutezza il suo tratto distintivo grazie all’inconfondibile telaio a traliccio ben in vista e a un propulsore che per spiegarlo basta una parola.

Una moto che ancora oggi è in grado di soddisfare una fascia di pubblico e di esigenze molto diverse, dal centauro sportivo al motociclista da città conquistando il popolo dei centauri.

In breve il Monster si è trasformato da moto a stile di vita.

Uno stile in continuo movimento che oggi festeggia il suo oltre quarto di secolo con la 1200: un nuovo Monster sempre sé stesso e sempre diverso.

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